Le origini della pinsa

La più antica testimonianza della Pinsa viene da Virgilio, nell’Eneide anno 800 a.C. circa

L'impasto della Domus Pinsa Deluxe è un miscuglio di farine differenti

Il suo impasto è l’unione di varie farine e cereali. Tra cui soia, riso e frumento

La prima attestazione della pinsa si ha nell'Eneide di Virgilio

Oltre al consueto uso alimentare la pinsa veniva usata anche come offerta votiva agli dei

La più antica testimonianza della Pinsa viene da Virgilio, che nel VII libro dell’Eneide racconta come Enea e i suoi comandanti si fermarono appena giunti nel Lazio per mangiare con il Re dei latini.

La Pinsa affonda le sue radici nella storia di Roma e delle sue tradizioni. Originariamente un semplice impasto di farine cotto su pietra e dalla forma allungata, la Pinsa – da Pinsere allungare, pestare – era però troppo dura per essere mangiata: la si usava per poggiarci sopra verdure, piccoli pezzi di carne o frutta da offrire magari a qualche capricciosa divinità.

 

Ma così come per tutta la migliore tradizione culinaria della penisola, è dall’incontro con la cultura contadina che essa ha tratto grandezza e originalità. Quell’impasto semplice venne cosi modificato dall’uso dei contadini attorno l’Urbe con nuove farine e cereali – il kamut e il frumento soprattutto – con erbe selvatiche e cotto su pietre incandescenti, ottenendo un cibo dal sapore unico.

Avean poche vivande; e quelle poche gran forme di focacce e di far- rate in vece avean di tavole e di quadre, e la terra medesma e i solchi suoi ai pomi agresti eran scelle e nappi.

da l’Eneide libro VII,Virgilio

Ogni pinsa viene condita e lavorata esclusivamente con materie prima di qualità